WINNERS 2019 Milano 2019-06-15T16:34:41+00:00

ITALY PHOTO AWARD


— Milano  —

MIGLIOR PORTFOLIO

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TRISTAN, A SENSITIVE EDUCATION

 Francesca Todde  

“Può accadere che, di colpo, inaspettatamente e quasi sempre nella semioscurità fugace di uno sguardo, intravediamo un altro ordine visibile, che interseca il nostro pur non avendo a che fare con esso. […] Ci imbattiamo in una zona del visibile che non era destinata a noi. Forse era destinata agli uccelli notturni, alle renne, ai furetti, alle anguille, alle balene…”

John Berger

Tristan è un educatore di uccelli; li prepara per spettacoli teatrali, di danza o cinema e sviluppa il loro contatto positivo nell’ “ornitoterapia” con persone in difficoltà.
Quando era bambino, nella foresta dietro casa dei genitori, Tristan si accorse che, se rimaneva immobile per molto tempo, gli animali uscivano dalla vegetazione. Questa pratica di avvicinamento lento nel rispetto dei ritmi dell’altro, resta la base del metodo educativo di Tristan anche oggi. La sua tecnica è basata sulla comprensione della sensibilità degli uccelli, più ampia dalla nostra ed estesa in aree che noi abbiamo in parte dimenticato nel corso dell’evoluzione. La posizione del corpo, l’intensità dello sguardo, o anche solo le intenzioni che ci animano, hanno per gli uccelli una grande importanza percettiva. Seguendo Tristan, possiamo entrare nel loro mondo fatto di eventi minimi, sottili et incorporei.

GIOVANE TALENTO

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IN HER ROOMS

 Maria Clara Macrì  

In Her Rooms nasce dall’intuizione maturata nei precedenti anni in cui mi sono dedicata a ritrarre le donne, applicando gli studi di ricerca sull’autocoscienza femminile e la performance, che nell’esperienza di essere l’una di fronte all’altra senza vestiti e senza nessun tipo di interesse sessuale, si avvera una vera e propria distruzione degli stereotipi, con la conseguente scoperta di un mondo unico e allo stesso tempo universale, che lega una donna all’altra.
In quell’istante, dove crollano anche possibili competizioni e imbarazzi, prende spazio una nuova conoscenza e l’empatia che ci lega, come fossimo entrambe di fronte ad uno specchio, nonostante la presenza costante delle nostre individualità e del medium con le quali le studio e mi studio di conseguenza.
A partire da questo è quindi nata l’esigenza di un indagine anche delle stanze dove scopriamo noi stesse, nei nostri momenti di libertà e intimità, come Virigina Woolf giustamente scrive nel suo saggio “Una stanza tutta per se”, e quindi l’idea di abbandonare la mia stanza per entrare nelle loro stanze. Sapendo che non avrei mai potuto con le mie sole risorse andare in differenti zone del mondo, ho scelto le città dove ero sicura di trovare donne provenienti da tutte le parti, proprio per poter cogliere l’essenza di un nuovo sentire internazionale e globale e sottolineare il dato di una forte trasmigrazione femminile, separata dai vincoli di famiglia e matrimonio. Sono partita quindi da New York, poi Los Angeles per poi tornare in Europa a Londra, Barcellona, Parigi, Valencia, Manchester, Milano e Roma.
In ognuna di queste città ho scelto la maggior parte dei miei soggetti incontrandoli sul mio cammino solitario, solo poche di loro le conoscevo tramite Instagram, mentre la maggior parte le ho conosciute per caso e selezionate sull’onda di un empatia che mi convinceva che erano le persone giuste per le mia ricerca.
Sono quasi tutte incroci di nazionalità diverse, quasi nessuna è nata nel luogo in cui l’ho fotografata. Con alcune di loro ho passato solo poche ore, altre mi hanno ospitato per giorni come sorelle. Sono donne che stanno scegliendo la libertà di espressione in ogni sua forma e che indagano, come me, in loro stesse e nella loro vita creativa un espressione della femminilità non legata agli standard che l’hanno da sempre confinata e definita.
Le pellicole che ne sono scaturite sono il risultato tangibile finale di intensi dialoghi che hanno permesso una totale intimità, che io chiamo autocoscienza e che hanno confermato la necessità di una coscienza e di un immagine nuova spogliata dagli stereotipi e che restituisca al corpo femminile un valore slegato dai cliché che l’hanno sempre definito, dall’oggetto sessuale a quello di mercato. Durante il progetto ho compreso che stavo vivendo sulla mia pelle esattamente quello che cercavo, pur non avendo una mia stanza e con tutte le contraddizioni che io stessa dovevo combattere, che non era solo un viaggio tra le stanze ma anche dentro e fuori di me, che mi stavo cercando tra loro e tra le strade di un percorso dettato più dagli scherzi del destino che dalle mie precise volontà, legando la mia storia personale a questo progetto senza biglietto di ritorno. Tredici Lune per trovarla è quindi il libro che racchiuderà questa esperienza, tra foto e testo.

PREMIO BORSA DI STUDIO

ISTITUTO ITALIANO DI FOTOGRAFIA

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TRUELOVE 

 Jordan Angelo Cozzi —

Truelove (Vero amore) è un progetto nato nel 2014 a seguito di un’esperienza di volontariato presso una casa di riposo di Garbagnate Milanese (MI), svolto durante il mio periodo di formazione al liceo artistico. In quel periodo ci incontravamo con vari ospiti della struttura un pomeriggio alla settimana, solitamente il mercoledì, ci sedevamo in cerchio e gli ospiti ci parlavano liberamente del loro passato.

Ci raccontavano da dove venivano, i loro primiricordi, la scuola, le vite dei loro genitori, i primi amori ma anche le difficoltà e infine la guerra. Durante uno di questi appuntamenti si presentò una coppia anziana proveniente da Mantova che da giovane si trasferì a Milano per lavoro. Mi innamorai subito dei loro sguardi
e del modo in cui ci raccontavano i primi momenti della vita passati insieme, ma soprattutto mi colpì la loro strana scelta (o tale allora mi sembrava) di trasferirsi in quella casa di riposo.

Entrambi molto anziani presero insieme tale decisione per essere più sereni e vivere incompagnia di altre persone, mantenendo tuttavia la loro privacy e intimità abitando come coppia una stanza della struttura. Da quel momento il loro ricordo rimase impresso nella mia memoria fino a quando, dopo aver studiato Fotografia a Firenze, intrapresi il mio viaggio nelle case di riposo della provincia di Milano, nell’intento di avviare un progetto fotografico. La prima coppia che ritrai fu Concetta (classe 1947) e Giovanbattista (classe 1932), nonni di una delle mie più care amiche d’infanzia. Entrambi siciliani si conobbero in
un pomeriggio nel cortile dell’abitazione di Giovanbattista. Trasferitesi a Milano decisero tuttavia di sposarsi nella terra natale, in Sicilia, il 19 febbraio 1950. Scrive la curatrice della mostra Agata Petralia, sulle fotografie di questo progetto: «La capacità di contatto fisico appropriato è un elemento di comunicazione e di armonia fondamentale per costruire rapporti autentici. La pelle veicola il contatto e regola i comportamenti pulsionali rendendo visibile agli altri forme e desideri, nonostante le inevitabili trasformazioni del corpo e le sue imperfezioni».
Il mio obiettivo è quello di ampliare questa ricerca a livello nazionale, cioè occupandomi di diverse case di risposo nel territorio italiano, scoprendo nuove storie e sviluppando nuove immagini.

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ITALIAN PHOTOGRAPHERS AUTHOR

— Winners Past Editions —

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AWARDS PAST EDITIONS

— Portfolio Vincitori —

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