KARIMAVA HULNAZA
Unrooted
2018-10-29T15:27:49+00:00

Project Description

KARIMAVA HULNAZA

 Unrooted —

 ‘Student Talent’ Voglino Award, 2018

A seguito delle votazioni dei Giurati e della selezione operata fra i risultanti candidati finalisti dal direttore dell’Istituto Italiano di Fotografia, Maurizio Cavalli, è stata assegnata alla 21enne Karymava Hulnaza, considerata autrice più meritevole, una borsa di studio del valore di 7.900 euro che consente, per questo anno accademico, la frequentazione gratuita del 2° anno del Corso Professionale Biennale dell’Istituto.

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Il nome del progetto nasce da un concetto legato al significato della parola “sradicamento”. Il progetto narra la storia di alcuni bambini Bielorussi che abbandonano le loro origini, le loro radici per essere adottati da famiglie italiane. Entrano così a contatto con una cultura differente dalla loro, con la
quale devono imparare a confrontarsi e, con il tempo, a convivere. Nascere in una nazione significa inconsciamente legarsi alle abitudini, agli odori, alle atmosfere e portarsele dietro per tutta la vita; significa, nella lontananza, sentire la mancanza della propria terra per quanto bella o brutta essa sia. Ogni bambino adottato si sente costantemente a metà tra ciò che aveva sin dalla sua nascita e ciò che invece trova nel momento in cui si trasferisce in un altro Paese. Sente il dolore dell’essere sempre in bilico tra il “qui” e il “là”. Adottare significa mettersi continuamente in discussione, affrontare giorno per giorno problemi creati dalle mancanze di elementi importanti senza i quali questi bambini hanno dovuto imparare a crescere. Partire in Bielorussia e seguire il viaggio di questi bambini attraverso una realtà a loro sconosciuta, un’ esperienza che associazioni come GABB ( Gruppo Accoglienza Bambini Bielorussi) permettono di vivere a tante persone che desiderano intraprendere il percorso dell’ adozione. La voglia di voler fare del bene è il punto di partenza per tante coppie ma certamente è molto meno di quanto realmente è necessario. Chi adotta deve imparare a conoscere la storia di questi bambini, dei luoghi in cui hanno vissuto e delle loro tradizioni. Iniziare una relazione con uno di questi bambini significa quindi entrare in empatia con il groviglio emozionale che lo abita, cercando di comprendere la sua voglia di recuperare la propria identità. In sostanza, vuol dire riuscire a capire la sua forte volontà di colmare i vuoti e la spinta interiore che egli sente nel cercare di raggiungere questo obiettivo. Gli adulti devono accettare di attenersi alla regola implicita dettata dal bambino, attraverso quello che manifesta nei suoi comportamenti e nel suo modo di essere. Ci si trova di fronte a un soggetto che tenderà sempre a sentirsi uno straniero e che rimarrà comunque legato da un sentimento di nostalgia alle sue origini.

Accogliere questi bambini, forse obbligati a crescere troppo in fretta e a dover affrontare situazioni che un bambino ha difficoltà a gestire è un processo difficile per i genitori. L’ adozione rappresenta il momento in cui per la prima volta i bambini ritrovano il piacere di poter ritornare a vivere a pieno la loro infanzia, pur continuando a sentire un costante conflitto interiore. È facile dunque che un genitore adottivo possa fraintendere atteggiamenti, tanto da considerarli insoliti o prenderli come problematiche innate. Essere un genitore adottivo significa dunque mettersi realmente in gioco in queste situazioni, cercando di comprendere quali possano essere le cause di un determinato problema. Si hanno molte più responsabilità rispetto a quelle di un normale genitore biologico poiché si deve cercare di non riaprire ferite ancora non completamente guarite nell’ anima di questi bambini, cercando di aiutarli e di non crearne ulteriori. Fondamentale dunque si dimostra il sostegno di personalità che possano accompagnare figli e genitori in questo percorso, sicuramente duro e faticoso ma che con un lavoro svolto da entrambe le parti può portare alla nascita di un legame forte, rafforzato giorno dopo giorno dalla comprensione e dall’ amore. Una madre è come una sorgente montagna che nutre l’albero alle sue radici, ma una donna che diventa madre del bimbo partorito da un’altra donna è come l’acqua che evapora fino a diventare nuvola e viaggia per lunghe distanze per nutrire un albero solo nel deserto. Tratto da Talmud. Tutti i dolori sono sopportabili Se li si fa entrare in una storia, o se si può raccontare una storia su di essi.

Karen Blixen.

BIOGRAFIA

Nata in Bielorussia nel 1997. Dal 2004 al 2015 ha vissuto quattro mesi all’anno in Italia. Nel 2015 si è trasferita a Bari dove ha scoperto il mondo della fotografia. Considera la macchina fotografica uno strumento che gli permette di guardare oltre la superficie. Associa molto la fotografia alla poesia, alla melodia e ad ogni forma di espressione. Si occupa anche di videomontaggio. Nel 2017 frequenta il biennio della Scuola Mohole. Nel 2018 vince il Premio Voglino, premio per la Cultura fotografica in Italia, con il progetto “Unrooted” grazie alla Borsa di Studio messa in palio dall’Istituto Italiano di Fotografia di Milano.

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